Scuola digitale, la classe capovolta

La flipped classroom: lezioni a casa e compiti a scuola: . Insomma il contrario di quello che finora si è fatto, almeno da quando esistono sistemi scolastici organizzati sulla base di classi e orari.

L’idea è semplice, e secondo Tullio De Mauro, che firma la prefazione a un piccolo manuale che ne parla, scritto da due insegnanti di scuola secondaria superiore che la stanno applicando nelle loro scuole, neanche tanto nuova, visto che a una prospettiva di questo genere avevano a suo avviso guardato non solo Maria Montessori (punto di riferimento costante degli autori) ma perfino Vico e Socrate.

La tesi sostenuta da Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro in un agile e ben organizzato volume di meno di novanta pagine (La classe capovolta, Erickson, 2014) è che le grandi opportunità offerte dalle tecnologie digitali e da internet facilitano l’accesso al sapere strutturato – quello contenuto nei tradizionali libri di testo – al punto tale da consentirne la prima acquisizione (sostenuta da videolezioni registrate dagli insegnanti e da semplici indicazioni didattiche) fuori dalle aule scolastiche, a casa o altrove, e in qualunque momento della giornata.

I ‘compiti’ si fanno invece in classe, in piccoli gruppi, assistiti a turno dal docente, con le modalità dell’apprendimento condiviso (cooperative learning) e co-costruito. La lezione frontale in qualche modo resta, ma diventa individuale e a distanza, mentre lo studio da individuale e domestico diventa sociale e laboratoriale. Con il vantaggio, per i singoli studenti, di poter adattare flessibilmente i tempi e i modi dell’apprendimento alle proprie caratteristiche e per gli insegnanti di poter effettuare interventi più mirati e personalizzati.

Per ora in Italia si contano poche esperienze di ‘classi capovolte’ (più diffuse nel mondo anglosassone), ma l’idea sembra ben sintonizzata con la tendenza generale dei sistemi di comunicazione, sollecitata dalla rivoluzione digitale, a ridefinire le coordinate di spazio e tempo in chiave di maggiore mobilità, rapidità, flessibilità, personalizzazione. E’ inevitabile che la scuola debba fare i conti con questo megatrend.

Fonte: http://www.tuttoscuola.com/