Scuole superiori e laboratori

Quando i ragazzi delle medie inferiori, accompagnati dai loro insegnanti o dai genitori, vanno a visitare le scuole vengono portati in laboratori ordinatissimi, spaziosi, con banchi da lavoro lindi a alcune sedie dove alcuni studenti della scuola eseguono esperimenti “scenografici”, illustrando metodologie, rispondendo a domande come libri stampati, felici di poter manipolare gli strumenti a loro piacimento.

Durante l’anno scolastico, gli stessi laboratori, cosi’ lindi e ordinati nelle presentazioni, diventano camere a gas dove si sta pressati, con sedie vandalizzate dagli stessi alunni, schiacciati gli uni sugli altri. Le lezioni in laboratorio prevedono alcuni allievi intenti a cercare di vedere cosa fa il docente e replicarne fedelmente le mosse mentre una parte piu’ cospicua e’ solitamente intenta a passare il tempo tra chiacchiere, ascolto di musica nelle cuffiette opportunamente mascherate, relazioni sociali tramite Facebook e SMS con gli amici delle altre classi e scuole, sgranocchiamento di merendine comprate al volo durante il trasferimento aula-laboratorio, e qualche interessante esperimento balistico con gli oggetti della natura piu’ varia.

Quando la lezione finisce il docente chiede una relazione dell’attivita’ che ha svolto (lui), relazione che viene normalmente prodotta da uno o due alunni, copiata malamente all’ultimo minuto da altri cinque o sei e ignorata dagli altri. “Non ho sentito”, “Non sapevo che ci fosse”, “Forse non c’ero”, “Ah! Era per oggi? La porto domani, ma potrebbe rispiegarmela?” le giustificazioni piu’ frequenti che hanno il solo scopo di distrarre il docente e rimandare la valutazione: del resto non e’ cosi’ che insegnano i politici che si vedono in tv?

Valutazioni: meglio il real-time?

Qualcuno dovrebbe poi dire agli insegnanti che quello passato a scuola, per i giovani, e’ un tempo gia’ troppo grande da dedicare al proprio futuro, in una societa’ dove vale la legge del “tutto e subito”.

Una proposta, provocatoria ma non troppo, e’ quella di arrivare ad una valutazione “in tempo reale”: ogni ora di lezione un voto. Dieci se hai fatto una domanda pertinente, nove se hai preso appunti, otto se hai ascoltato, sette se hai il libro aperto, sei se non hai disturbato. Ovviamente nella stessa lezione il docente queste valutazioni deve anche scriverle sul proprio registro personale e sul libretto dei voti dei ventotto alunni, controfirmandolo opportunamente. Alla fine si scarteranno le dieci valutazioni peggiori e si fara’ la media delle altre. Quasi tutti contenti, alunni, genitori e dirigenti.

Attenzione, ho detto ogni ora di lezione: per la spiegazione rimangono forse 20 minuti, il tempo massimo di attenzione dei ragazzi, che potrebbero impiegare il resto per le relazioni sociali, reali o virtuali, con l’uso di telefonini e cuffiette finalmente liberalizzato.

I docenti, a parte la burocrazia, avrebbero venti minuti per insegnare, nessun compito da sollecitare o correggere. Molto di piu’ di quanto possono concedersi normalmente.

Siamo proprio sicuri che sia solo una proposta provocatoria?

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Per non dimenticare…

“Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori” (Berlusconi, 26 Febbraio 2011)

”Come al solito – dice il premier – anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose”.

”Desidero percio’ chiarire nuovamente – prosegue il presidente del Consiglio nel comunicato – senza possibilita’ di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola”. “Il mio governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università – continua il premier in una nota – proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa – prosegue – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verita’ e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli”. (Berlusconi, 27 Febbraio 2011)