La sindrome dell’insegnante

E’ stata definita come “la tendenza a dire agli altri quello che devono fare e a dare dei giudizi perentori su cio’ che hanno fatto” (Mauro Doglio, Media e scuola,  insegnare nell’era della comunicazione, Editori di comunicazione, 2000, p.66).

Altro spunto, sempre dallo stesso testo e’ questo: “[noi insegnanti]  non possiamo escludere di commettere errori, e’ un fatto da accettare serenamente anche se contrasta con il religioso timore dello sbaglio che ci hanno insegnato; l’apprendimento diventa in quest’ottica un fenomeno cooperativo nel quale anche l’insegnante e’ coinvolto… oggi piu’ che un trasmettitore di informazione e’ necessario un organizzatore di flussi di comunicazione, piu’ che di un esecutore c’e’ bisogno di un ricercatore, cioe’ di qualcuno disposto a tentare vie non conosciute della relazione e della comunicazione (ididem, p. 67).

Il flusso di informazioni non e’ arginabile e i bambini e le bambine vengono a scoprire molte cose sul mondo, alcune delle quali non collimano con quanto gli e’ stato insegnato a casa e a scuola. La televisione rivela loro anche molti aspetti del mondo adulto che fino a vent’anni fa erano tenuti nascosti. I bambini vedono in televisione il mendo degli adulti in tutte le sue manifestazioni, vedono genitori deboli che non sanno cosa fare davanti a situazioni difficili, insegnanti e altre persone verso cui loro dovrebbero portare rispetto che non si comportano in modo corretto o violano le leggi. La conseguenza principale di questi cambiamenti e’ che i comportamenti da retroscena degli adulti sono smascherati (ididem, p. 186).

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